''MORS VITAQUE'' di Gabriele Reina

 

 

La mostra vede esposte le opere pittoriche di impronta araldica realizzate da Gabriele Reina, eroico dipintore con la bravura e l'entusiasmo dei grandi del passato. Sono opere realizzate su carta, tavola, tela, stoffa, pietra.

Reina è nato a Lugano da un'antica famiglia lombarda di duplice tradizione militare e industriale. È un pittore ritrattista della vecchia scuola. Ha studiato con il maestro futurista Sibò che gli ha trasmesso il senso della disciplina nell'impegno lavorativo e l'incanto della meraviglia dinanzi alla bellezza del creato. Reina è un puro nel senso che per lui l'arte è non un mestiere, quanto piuttosto un bisogno dell'anima. Il suo disegnare in continuazione, portandosi dietro taccuini su cui fermare un'impressione, una suggestione, è il segno nitido di un amore che va oltre il quotidiano.

Reina ha affinato la sua tecnica studiando e dipingendo stemmi araldici. È la sua una collezione ritenuta unica al mondo: oltre un migliaio di pezzi, quasi tutti di grande formato, per la maggior parte relativi a grandi famiglie europee, anche estinte. Fra questi manufatti, ci sono ottanta quadri-stendardi creati in olio su stoffa, ciascuno di notevole dimensione di ben oltre il metro di altezza.

Tratti da questa collezione, i dipinti esposti in questa mostra ruotano attorno a grandi famiglie che ebbero ad essere coinvolte in conflitti del passato, precisamente entro l'arco cronologico che va dal 1494 al 1559, nel contesto delle cosiddette ''guerre d'Italia'' che videro le nostre terre venire appetite e contese dalle potenze dello scacchiere politico del tempo.

Alcuni pezzi sono stati creati proprio per questa mostra. In omaggio alla casata cui il Centro stesso è intitolato, si hanno i ritratti di fantasia di Tommasina Avogadro di Cerrione, moglie di Sebastiano Ferrero, e di Maria Avogadro di Cerrione, moglie di Giacomo Dal Pozzo, famiglie notevoli da cui derivarono personaggi chiave di quegli anni.

Questo allestimento si sviluppa, all'interno, nella sala espositiva e, all'esterno, nel  porticato di accesso all'ala nuova del maniero ove i grandi stendardi messi in mostra sono stati appesi onde ricreare il fascino dell'arredo nei castelli antichi. È un gioco intrigante di colori e luci che, anche nell'ondeggiare provocato dal vento sui manufatti sospesi, muove le emozioni. Un'aura del trascorso che accarezza il presente per raccontare chi fummo e cosa facemmo... È lo studio del passato che, anche attraverso l'araldica, con i suoi simboli, i suoi codici, i suoi messaggi, vuole spronarci ad essere consapevoli delle nostre radici per farne tesoro, affinché dalla ''MORS'' possa nascere la ''VITA'', oggi e sempre. 

 

C.G.

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