''EVOCAZIONI in CHROMA'' di Yvette Geissbuhler

 

 

Yvette Geissbuhler, alicese d'adozione, è nata nella Svizzera francese, terra della quale conserva accento ed intonazione di linguaggio. Per natura è molto curiosa di sapere, vedere e conoscere e si dichiara alla perenne ricerca di risposte alle sue domande.

Personaggio innamorato delle arti da sempre, dopo l'iniziale approccio alla poesia, durante l'adolescenza ha seguito corsi di pittura su porcellana. Dopo alcune pause forzate, ha ripreso il suo cammino artistico anche e spesso con la dipintura di vetrine mediante vernice all'acqua. Ha altresì sperimentato per lungo tempo la realizzazione di paesaggi classici con la tecnica della pittura ad olio su tela.

Donna eclettica, legata all'espressionismo e all'astrattismo, dopo aver ammirato le opere di Alberto Giacometti, si è dedicata anche alla scultura, dando vita a personaggi senza definizione, puntando piuttosto alla ricerca della comunicazione attraverso il movimento di strutture altrimenti statiche.

Le sue sculture, come ella stessa afferma, infatti, sono sempre alla ricerca di dinamismo e di essenzialità nelle linee. Questo perché, se Yvette evita la staticità, ricerca nel contempo la semplicità che le permette di avere un'impressione immediata di ciò che sente.

La tecnica da lei impiegata è particolare nel senso che l'anima delle sue statue è in fil di ferro rivestito poi con bende gessate; seguono un bagno di gesso e la verniciatura a due tempi, per ottenere una tinta del tutto simile a quella del bronzo. I lavori vengono esposti su basi in pietra o metallo che non interferiscono con l'immagine, anzi la valorizzano.

Ultimamente Yvette ama lavorare con la tecnica della pittura acrilica su tela e pergamena. Dopo aver scoperto la versatilità dell'acrilico, ella infatti non lo ha più abbandonato perché proprio con questo materiale può dare libero sfogo alla sua immaginazione.

La mostra realizzata al Centro Culturale ''Conti Avogadro di Cerrione'' contempla di Yvette sia opere pittoriche che scultoree.

Per quanto riguarda quelle pittoriche, abbiamo lavori realizzati per l'appunto in acrilico su tela che testimoniano la ricerca di equilibrio cromatico da parte della nostra artista nell'evocazione di un mondo che ella vuole raccontare nella raffinatezza della sua composizione.

Yvette, lo si vede, gioca in ''chroma'', misurandone con eleganza i gradi di intensità. Ne escono sortilegi visivi di grande impatto. L'arte di questa donna non passa inosservata. Perché dal colore, tra vividezza e opacità, dialoga con l'osservatore e ne coinvolge i sensi.

Degno di nota, tra gli altri, il manufatto in verticale che nella leggiadria del colore rosa vela e pur fa emergere il volto di una donna, sottile denuncia della sofferenza femminile, ahimè sempre in agguato.

Ma Yvette non è solo dipintura. È anche, come si è detto, scultura. Assolutamente intrigante il cane, rivisitazione del famoso cane prodotto da Giacometti. Come il suo ispiratore, la nostra artista crea figure inverosimilmente stilizzate e ricche di ambiguità. E il cane in quel corpo scarnato, oblungo, tremante, quasi fosse già vicino alla morte, sa commuovere il riguardante.

Deliziosa senza dubbio la bambina che, su ispirazione Banksy, riesce ad evocare la leggerezza del suo rincorrere il palloncino, simbolo di vita.

Lascia altresì senza parole la scultura dell'uomo ''senza anima'' in cui quel vuoto del corpo simboleggiato da un anello ovale simil-bronzo racconta di angosce mai espresse, di dolori compenetrati nella figura che, somatizzandoli, ha tradito per sempre la sua ricerca di spiritualità. È il corpo che ha prevalso sull'anima e ne ha rubato l'essenza. L'ispirazione proviene con evidenza da Jean Louis Corby.

Che dire poi della raffigurazione della ''Maternità'' che nella doppia creatura, l'una protetta dall'altra, pare evocare un presepe moderno, in cui l'adulto, nella curva rassicurante della braccia, si prende cura del nato nell'attesa di un domani quando il figlio sarà cresciuto e ci sarà tra i due un rapporto paritario?! È il tema della scultura ''Intreccio'' che qui presenta due figure della medesima altezza, l'una compenetrata nell'altra. Le braccia e le gambe si incontrano, in una sorta di danza quale inno alla vita, quella vita la cui bellezza Yvette ricerca, apprezza, canta. 

C.G.

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