"deception Valley" di Michele Zago 

 

 

Gabriele Zago, artista poliedrico, laureato al Politecnico di Torino in 'Industrial Design', vive e lavora a Torino. L'approccio antropologico e naturalistico della ricerca di tale professionista lo spinge ad osservare realtà profondamente lontane dalle nostre. L'attenzione si concentra in particolar modo su tematiche relative alle minoranze etniche. Tra queste quella dei Boscimani, i più antichi abitanti del deserto del Kalahari, tra Sudafrica, Namibia e Botswana.

Proprio in questo deserto esiste la zona detta "Deception Valley" da cui prende il nome questa mostra: "Valle dell'inganno". Inganno perché proprio in tale territorio questo popolo vive l'insidia della costrizione ad una vita stanziale con conseguente perdita della tradizione nomade.

Nella relativa ed inedita collezione fotografica qui presentata il rosso fuoco che, accentuato da Zago con l'utilizzo delle moderne tecnologie digitali, invade le figure umane e gli spazi geografici rappresenta la sofferenza della devastazione fisica e psicologica messa in atto dal progresso. È il rosso del grande tormento patito da queste persone e dalle terre da loro abitate. 

Degna di nota anche la seconda collezione fotografica qui mostrata la quale, intitolata "Zero carats", contempla immagini di bambini cercatori d'oro nelle acque dei fiumi del Madagascar. Sono bambini privati dell'infanzia. Il loro è un lavoro pesante, che richiede sforzo fisico e costanza. Un lavoro che a lungo andare logora i corpicini, svuotandoli, privandoli dell'identità personale. Ecco allora che il progetto fotografico di Zago di fare emergere dall'oro dello sfondo le sagome di tali creature colorandole di blu, pigmento che è simbolo di purezza secondo gli Africani, vuole tradursi in una chiara denuncia dello sfruttamento dell'infanzia.

Gli scatti fotografici di Gabriele Zago non sono immagini meramente oggettive della realtà incontrata. Sono entusiasmanti rivisitazioni simboliche che vogliono mettersi in diretto contatto con l'osservatore scuotendone la coscienza.

 

C.G.

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